Liberata da fama e profitto

di Sheqi, Cina

La parola di Dio dice: “Satana usa fama e profitto per controllare i pensieri degli uomini, finché tutto ciò a cui riescono a pensare non sia altro che fama e profitto. Si impegnano per fama e profitto, sostengono disagi per fama e profitto, sopportano umiliazioni per fama e profitto, sacrificano tutto ciò che hanno per fama e profitto, ed esprimono giudizi o prendono decisioni per fama e profitto. In tal modo, Satana avvolge l’uomo in invisibili catene. Queste catene vengono messe sulle persone, che non hanno la forza né il coraggio di liberarsene. Così, inconsapevolmente, le persone portano queste catene e continuano costantemente ad arrancare in gravi difficoltà. Per il bene di tale fama e profitto, l’umanità evita Dio e Lo tradisce diventa sempre più malvagia. In questo modo, una generazione dopo l’altra finiscono distrutte nella fama e nel profitto di Satana” (“Dio Stesso, l’Unico VI” in “La Parola appare nella carne”).

Un anno fa, venni eletta capo della Chiesa. Sapevo che era segno della bontà e dell’elevazione da parte di Dio. Così, decisi di perseguire la verità con onestà e di fare bene il mio dovere. Da allora, mi impegnai nel lavoro della Chiesa e, quando incappavo in difficoltà, mi affidavo a Dio e mi rivolgevo a Lui. Discutevo di quei problemi anche coi collaboratori e cercavo la verità per risolverli. Dopo un po’, ogni aspetto del lavoro della Chiesa iniziò a progredire e ringraziai di cuore Dio per la Sua guida. Poco tempo dopo, si tenne un’elezione per un altro capo e, con mia sorpresa, fu eletta sorella Xia, con cui avevo collaborato qualche anno prima. Sorella Xia era nuova come leader e la sua esperienza di vita era un po’ superficiale. Quando lavoravamo insieme, dovevo aiutarla a risolvere alcuni ostacoli o problemi che incontrava. Così, sentii che, quella volta, nel lavoro insieme, sarei stata sicuramente più capace di lei.

Un giorno, tornai a casa e trovai un messaggio che sorella Xia mi aveva lasciato, dove diceva che un capogruppo nella Chiesa di Chengxi non sapeva svolgere il lavoro pratico e andava sostituito e che c’erano altre questioni da risolvere subito. Voleva che andassi a darle una mano. Pensando a quelle parole, capii che mi riteneva più capace di lei e, dato che mi ammirava tanto, avrei dovuto fare un buon lavoro ed evitare figuracce! Più ci pensavo, più mi sentivo felice. Quando arrivai alla riunione, scoprii che sorella Xia aveva una visione dettagliata del lavoro e che la sua condivisione sulla verità era ben strutturata e concreta. Rimasi sorpresa nel vedere quanto fosse migliorata negli ultimi anni. Avevo immaginato di essere più capace di lei e di doverla guidare nel lavoro, ma non sembrava tanto meno competente di me! Ero davvero contrariata, avevo la sensazione che avrebbe preso il comando, così decisi di mostrare a tutti i fratelli e sorelle di che pasta fossi fatta! Non osai affatto rilassarmi, ma mi scervellai per trovare il modo di rendere la mia condivisione migliore della sua. Alla fine, la mia condivisione si rivelò monotona e neanch’io ne trassi alcun piacere. La presi come una perdita di prestigio e mi sentii triste.

Da allora, non riuscii a smettere di competere con sorella Xia. Durante una riunione, venuta a sapere della condizione dei fratelli e sorelle, trovò parole pertinenti di Dio e, nella sua condivisione, le incorporò alla sua esperienza reale; e vidi come tutti annuivano ascoltandola. Alcuni prendevano appunti e altri dicevano: “D’ora in poi, abbiamo un cammino da seguire”. Provavo ammirazione e invidia al tempo stesso ma, invece, cosa pensavo? “Ora, devo sbrigarmi a condividere. Comunque sia, non posso sfigurare di fronte a lei”. Ma, più ci pensavo, meno mi veniva in mente qualcosa su cui condividere. In me, nacquero dei pregiudizi verso sorella Xia e pensai: “È proprio necessario condividere così tanto? Hai già detto tutto quello che c’è da dire. Me ne sto seduta qui e sono inutile, sembro un soprammobile. Così non va, devo condividere qualcosa se voglio recuperare un po’ di orgoglio”. Quando fece una pausa per bere un sorso d’acqua, spostai il mio sgabello in avanti e iniziai la condivisione. Volevo dire qualcosa di interessante, ma non riuscivo proprio a cogliere nel segno. Era un groviglio di parole. Vidi che i fratelli e le sorelle mi guardavano in modo strano mi resi conto di essere del tutto fuori tema. Mi sentii incredibilmente a disagio e avrei voluto sotterrarmi. Avevo fatto una figuraccia. Invece di mettermi in buona luce, mi ero solo resa ridicola. Ero salita sul palco e tutti mi avevano vista fallire. Nel profondo del cuore, iniziai a incolpare Dio per aver illuminato mia sorella e non me e mi preoccupai di come gli altri mi avrebbero vista da quel momento in poi. Più la mia mente andava in quella direzione, più mi agitavo. Volevo scappare da quella situazione e non volevo più lavorare con lei. Ricordo che, in una riunione, due sorelle lamentavano una cattiva condizione e non vi fu alcun miglioramento dopo la condivisione di sorella Xia. Io non solo non la aiutai a condividere, ma addirittura pensai: “Ora tutti vedranno che non sa risolvere i problemi, e smetteranno di ammirare lei e disprezzare me”. In quel periodo, cercavo continuamente di competere con sorella Xia e il mio stato spirituale divenne sempre più oscuro. Mentre condividevo sulle parole di Dio alle riunioni, ero priva di luce e, quando vedevo i fratelli e le sorelle affrontare difficoltà o problemi, non sapevo come risolverli. Iniziai ad addormentarmi prestissimo la sera e dovevo obbligarmi a compiere il mio dovere. La mia sofferenza continuava a crescere. Non potevo far altro che pregare Dio e chiederGli di salvarmi.

Un giorno, durante i devozionali, lessi questo passo delle parole di Dio: “Non appena questo interessa la posizione, l’immagine o la reputazione, il cuore di ognuno freme nell’aspettativa, e ciascuno di voi vuole sempre distinguersi, essere famoso, essere riconosciuto. Ognuno è restio a cedere, e invece è sempre desideroso di competere, anche se competere è imbarazzante e non è permesso nella casa di Dio. Tuttavia, senza competizione, non sei comunque soddisfatto. Quando vedi che qualcuno si distingue, provi invidia, odio e ritieni che sia ingiusto. ‘Perché non posso essere io al centro dell’attenzione? Perché è sempre quella persona a spiccare e non tocca mai a me?’ A quel punto provi del rancore. Cerchi di reprimerlo, ma non ci riesci. Preghi Dio e ti senti meglio per un po’, ma poi, appena ti imbatti nuovamente in questo tipo di situazione, non riesci a superarla. Questa non è una dimostrazione di immaturità di levatura? Ricadere in simili stati non è forse una trappola? Queste sono le catene della natura corrotta di Satana che vincolano gli esseri umani” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Le parole di Dio rivelavano a pieno il mio stato e mi colpirono dritte al cuore. Riflettei sul perché vivessi in un modo così contorto e stancante. Tutto nasceva dalla mia eccessiva sete di fama e prestigio e dalla mia indole troppo arrogante. Ripensai a quando avevo iniziato a svolgere quel dovere. Ai primi successi nel lavoro, in cui i fratelli e sorelle iniziarono ad apprezzarmi, anche io mi ammiravo e mi consideravo talentuosa. Ma, poi, lavorando con sorella Xia e trovandola migliore di me, diventai invidiosa, antipatica e competitiva nei suoi confronti. Quando non riuscivo a superarla, diventavo negativa, mi lamentavo e mi sfogavo perfino nel mio dovere. Quando vidi che non aveva migliorato la condizione di quelle sorelle, non solo non aiutai la condivisione, ma non mossi un dito e gioii per il suo fallimento. Volevo vederla in imbarazzo. Quello era svolgere il mio dovere? Come capo della Chiesa, ero del tutto irresponsabile e non pensavo affatto al nostro lavoro o a risolvere i problemi dei fratelli e delle sorelle. Pensavo solo a come essere superiore a lei. Ero così egoista, spregevole e subdola. La fama e il prestigio mi avevano disorientato. Pur di proteggere queste cose, ero disposta a lasciare irrisolti i problemi dei fratelli e delle sorelle, compromettendo il lavoro della Chiesa. Non stavo sputando nel piatto in cui mangiavo? Non ero degna di un dovere così importante. Era riprovevole e ripugnante nei confronti di Dio! A quel pensiero, mi affrettai a pregare e pentirmi dinanzi a Dio, chiedendoGli di guidarmi per liberarmi dalle catene della fama e del prestigio.

Poi, lessi questo passo delle parole di Dio: “Non fare sempre cose per il tuo tornaconto, non considerare sempre i tuoi interessi e la tua posizione, immagine o reputazione. Non dare peso agli interessi delle persone. Devi considerare anzitutto gli interessi della casa di Dio e farne la tua prima priorità; dovresti essere rispettoso della volontà di Dio. Comincia col riflettere sul fatto che tu sia stato o meno impuro nel compiere il tuo dovere, sul fatto che tu abbia fatto o meno del tuo meglio per essere leale, adempiere alle tue responsabilità, e di aver dedicato o meno tutto te stesso, e sul fatto che tu abbia o meno riflettuto sinceramente sul tuo dovere e sul lavoro della casa di Dio. Devi pensare a queste cose. Considera queste cose frequentemente e ti sarà facile svolgere bene il tuo dovere” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). La lettura delle parole di Dio mi illuminò subito il cuore e trovai un percorso da seguire. Se volevo liberarmi dei ceppi di fama e prestigio, prima dovevo fare chiarezza nel mio cuore. Dovevo concentrarmi sull’incarico affidatomi da Dio e rispettare la Sua volontà e pensare a come fare bene il mio dovere. Con pensieri più positivi nel cuore, cose negative come fama, status, vanità e prestigio sarebbero state più facili da abbandonare. Capii che, se gli altri mi ritengono importante, ciò non significa che Dio mi approvi e se, invece, mi ritengono una nullità, non vuol dire che Dio non mi salverà. Ciò che conta è il mio atteggiamento verso Dio, se so praticare la verità e fare bene il mio dovere. Ringraziai Dio per avermi illuminata, allontanandomi dalla mia ricerca sbagliata. Non volevo più competere con sorella Xia, ma solo fare il dovere di un essere creato per soddisfare Dio. Da quel momento, pregai Dio consapevolmente, mi impegnai nel mio dovere e, alle riunioni della Chiesa, ascoltavo attentamente le condivisioni di tutti. Quando scoprivo dei problemi, ci riflettevo con serietà, poi trovavo parole di Dio pertinenti e condividevo collegandole con le mie esperienze personali. Imparai anche dai pregi di sorella Xia per compensare le mie debolezze. Praticare in quel modo mi fece sentire molto più rilassata e tranquilla e la mia condizione migliorò molto Ero così grata a Dio dal profondo del cuore. Ma il desiderio di fama e prestigio era così profondamente radicato in me che, all’occasione successiva, quella mia natura satanica apparve di nuovo.

Ricordo che, una volta, stavo andando a risolvere dei problemi in un gruppo e, quando stavo per uscire, sorella Xia disse che i problemi di quel gruppo erano piuttosto complessi e che voleva venire con me. Quelle sue parole soffocarono la mia felicità. Pensai: “Quindi, tu saresti la sola a saper risolvere le cose? Devi sempre metterti in mostra, eh? Perché parli così di fronte al nostro superiore? Stai cercando di sminuirmi di proposito!” Ero davvero arrabbiata. Alla fine, andai da sola, ma non riuscivo a superare quel fastidio che provavo. Per tutto il cammino, mi lagnai così tanto di sorella Xia che non trovai nemmeno il luogo della riunione e dovetti tornare indietro. Mi sentivo triste e pensavo: “Sono davvero così inutile? Non trovo nemmeno il posto dove si terrà la riunione. Cosa penserà il nostro superiore? Mi sono davvero messa in ridicolo stavolta!” Quando tornai e vidi le altre sorelle, non volli parlare con loro.

Il giorno dopo, sorella Xia e io andammo alla Chiesa separatamente per svolgere alcune mansioni e, di nuovo, caddi in preda all’agitazione. Pensavo: “Non m’importa chi ti credi di essere. Vedremo chi farà meglio!” Arrivata alla Chiesa, ero tesissima e cominciai subito a svolgere le mie mansioni, tenendo condivisioni e delegando incarichi al tempo stesso. Pensai: “Stavolta ci ho messo tanto impegno. Di sicuro ne vedrò i frutti e farò meglio di sorella Xia”. Più tardi, incontrando i collaboratori, scoprii di aver ottenuto pochissimo nel mio dovere. Era un risultato che non avrei mai immaginato. A quel punto, persi ogni speranza e sentii che, per quanto lavorassi sodo, non avrei mai superato sorella Xia. In quel periodo, vedendo il nostro superiore preoccuparsi per sorella Xia quando lei rientrava tardi, mi sentivo abbandonata a me stessa. Ero davvero invidiosa di lei. Quando vidi che faceva meglio di me in tutto e che il nostro superiore la apprezzava davvero, sentii che i giorni di gloria erano finiti. Pensai che essere capogruppo fosse meglio che essere capo della Chiesa. Almeno, i fratelli e le sorelle mi ammiravano e sostenevano. Sinceramente, preferivo essere capo di gatto piuttosto che coda di leone. Non facevo che lamentarmi. Ero contraria a quell’ambiente e non vedevo l’ora di uscirne il più presto possibile. La mia condizione stava peggiorando sempre più. Ero invidiosa e risentita verso sorella Xia e sentivo di non potermi distinguere a causa sua. Pensavo anche: “Magari commettesse qualche errore nel proprio dovere e venisse trasferita!”

Dato che vivevo questa continua lotta interiore per la reputazione e il profitto personale, senza mai riflettere su me stessa, la disciplina di Dio non tardò ad abbattersi su di me. Una volta, organizzai una riunione con altri capi. Non solo nessuno si presentò ma, tornando a casa, bucai una gomma e, poco dopo, iniziai a sentire un terribile dolore alla schiena. Il dolore e il gonfiore erano quasi insopportabili, tanto che, a un certo punto, non riuscii più a svolgere il mio dovere. Allora, pensai alle parole di Dio: “Ciò che vi viene richiesto oggi (lavorare insieme in armonia) è simile al servizio che Jahvè richiedeva agli Israeliti. Altrimenti fate prima a smettere di rendere servizio” (“Servite come facevano gli Israeliti” in “La Parola appare nella carne”). Ciò mi spaventò. Era stato forse Dio a privarmi della possibilità di svolgere il mio dovere? In seguito, lessi un altro passo dalle parole di Dio: “Più lotti, più le tenebre ti circonderanno, e maggiore sarà l’invidia e l’odio che proverai, e il tuo desiderio di ottenere non potrà che crescere. Più forte è questo tuo desiderio, meno ci riuscirai, e ottenendo di meno il tuo odio aumenterà. All’aumentare del tuo odio, crescerà l’oscurità nel tuo animo. Più sarai tenebroso interiormente, peggio svolgerai il tuo dovere; peggio svolgerai il tuo dovere, meno utile diventerai. Questo è un circolo vizioso concatenato. Non puoi assolvere bene al tuo dovere in uno stato simile, perciò verrai gradualmente eliminato” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). La severità delle parole di Dio mi spaventò e mi fece rabbrividire. Sentivo la giusta indole di Dio, che non tollera offese. In particolare, leggendo questo passo delle parole di Dio: “Non puoi assolvere bene al tuo dovere in uno stato simile, perciò verrai gradualmente eliminato”, capii davvero di essere in pericolo. Poco dopo, sentii sorella Xia dire: “Il lavoro della Chiesa sta andando a rotoli su tutti i fronti…” Era così preoccupata da mettersi a piangere. Allora, ricordai come il superiore aveva analizzato l’essenza delle nostre collaborazioni fallite, dicendo che perturbavano e compromettevano l’opera della casa di Dio. Non osai continuare a pensarci, ma mi affrettai a pregare Dio e a ricercare. Sapevo bene che perseguire fama e prestigio e provare invidia per gli altri non fosse in linea con la volontà di Dio, allora perché continuavo a perseguire quelle malvagità?

In seguito, trovai un altro passo delle parole di Dio. “Satana usa fama e profitto per controllare i pensieri degli uomini, finché tutto ciò a cui riescono a pensare non sia altro che fama e profitto. Si impegnano per fama e profitto, sostengono disagi per fama e profitto, sopportano umiliazioni per fama e profitto, sacrificano tutto ciò che hanno per fama e profitto, ed esprimono giudizi o prendono decisioni per fama e profitto. In tal modo, Satana avvolge l’uomo in invisibili catene. Queste catene vengono messe sulle persone, che non hanno la forza né il coraggio di liberarsene. Così, inconsapevolmente, le persone portano queste catene e continuano costantemente ad arrancare in gravi difficoltà. Per il bene di tale fama e profitto, l’umanità evita Dio e Lo tradisce diventa sempre più malvagia. In questo modo, una generazione dopo l’altra finiscono distrutte nella fama e nel profitto di Satana. Guardando ora alle azioni di Satana, non sono forse abominevoli? Forse oggi ancora non riuscite a vedere attraverso le sinistre motivazioni di Satana, poiché pensate che non ci possa essere vita senza fama né profitto. Pensate che se le persone si lasciano alle spalle fama e profitto non siano più in grado di vedere la strada che sta loro davanti, né le proprie mete, il loro futuro si fa oscuro, vago e confuso” (“Dio Stesso, l’Unico VI” in “La Parola appare nella carne”). Riuscii a trovare l’origine del problema nelle rivelazioni delle parole di Dio. La mia continua ricerca di fama e profitto era il frutto dell’istruzione ricevuta e dell’influenza sociale percepita sin da piccola. Si erano radicate nel mio cuore filosofie e falsità sataniche, come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Sii al di sopra degli altri e rendi gloria ai tuoi antenati”, “Ci può essere solo un maschio alfa”, “Mentre l’uomo si affanna verso l’alto, l’acqua scorre verso il basso” e “L’uomo lascia il proprio nome ovunque vada, così come l’oca emette il suo grido ovunque voli”. Avevo preso quelle parole come insegnamenti di vita e le avevo rese obiettivi da perseguire. Sia nel mondo esterno sia nella casa di Dio, avevo cercato solo la considerazione altrui. In qualsiasi gruppo mi trovassi, volevo esserne sempre al centro perché tutti mi girassero attorno. Per me, era l’unico modo sensato di vivere. Non ero mai stata di buona levatura e neanche avevo abilità particolari, ma non riuscivo a sopportare di essere al di sotto di qualcun altro. Quando gli altri erano migliori di me, mi arrabbiavo molto e mi veniva spontaneo competere con loro. Cercavo sempre una maniera per superarli. Se non ci riuscivo, diventavo invidiosa, li odiavo e incolpavo tutti tranne me stessa. Era un modo orribile di vivere. Ma, alla fine, capii che perseguire la fama e il profitto non fosse affatto la retta via e che, più lo facevo, più diventavo arrogante e meschina. La mia natura si faceva più egoista e tossica, senza la minima parvenza di umanità Così, guardai sorella Xia: lei faceva il suo dovere in modo coscienzioso e serio e la sua condivisione era piena di luce. Era anche in grado di risolvere le difficoltà pratiche dei fratelli e delle sorelle, cosa che era utile per gli altri e per il lavoro della Chiesa. Era qualcosa di meraviglioso e che poteva portare conforto a Dio. Io, d’altra parte, ero meschina e invidiosa, sempre a pensare che mi stesse rubando la scena. Così, divenni prevenuta nei suoi confronti. Speravo che fallisse nel proprio dovere e che venisse rimpiazzata. Poi, vidi quanto fossi maliziosa nel profondo! Dio spera che più persone perseguano la verità, rispettino la Sua volontà e siano capaci di fare il proprio dovere per soddisfarLo. Ma, nel mio affanno di salvaguardare fama e prestigio, non potevo tollerare i fratelli e le sorelle che lo facevano. Ero invidiosa e intollerante verso di loro. Ciò non era andare contro Dio e oppormi a Lui? Non era perturbare il lavoro della casa di Dio? In che modo ero diversa dal diavolo, da Satana? Per non parlare di quei funzionari del Partito Comunista che formano cricche, lottano stupidamente per la fama e il prestigio e non si fermano davanti a nulla pur di schiacciare l’avversario, sconfiggendo i nemici e opprimendo il popolo. Nessuno può dire quanti mali abbiano causato, quante persone abbiano ucciso! Ma, alla fine, non fanno che distruggere se stessi e, quando muoiono, vanno all’inferno e vengono puniti. Perché, dunque, fanno quella fine? Non è perché mettono fama e prestigio sopra a tutto? Quindi, analizzando il mio comportamento, anche se non era a quel livello, capii che era essenzialmente uguale. Vivevo secondo filosofie e leggi sataniche e mostravo un’indole arrogante, presuntuosa, egoista, spregevole, subdola e malvagia. Quella che vivevo era una vita demoniaca, senza parvenza di umanità. Come poteva non essere disgustosa e odiosa agli occhi di Dio? Se venivo disciplinata così, era perché la giusta indole di Dio si stava abbattendo su di me, anzi, quello era il Suo modo di salvarmi. Capito tutto ciò, mi presentai subito dinanzi a Dio e Lo pregai. Gli dissi: “O Dio, non ho perseguito la verità. Mi sono preoccupata solo della fama e del prestigio. Sono stata abbindolata e corrotta da Satana e non mi sono comportata da essere umano. Quando ho perso la mia fama e il mio prestigio, non volevo più fare il mio dovere ed ero sul punto di tradirTi. Dio, desidero pentirmi dinanzi a Te. Voglio perseguire la verità, collaborare con mia sorella ed essere concreta nel mio dovere di soddisfarTi”.

In seguito, fui totalmente sincera con sorella Xia. Analizzai i modi in cui avevo cercato di superarla per fama e profitto. Le chiesi anche di tenermi d’occhio e di darmi una mano. Da quel momento, riuscimmo a cooperare nel nostro dovere molto più agevolmente. Malgrado a volte mostri ancora desiderio di fama e profitto, so riconoscere subito la mia indole satanica che fa capolino, penso alla natura e alle conseguenze di un simile comportamento, poi corro a pregare Dio e a riordinare le idee in modo consapevole. Ascolto con serietà le condivisioni della sorella e imparo dai suoi punti di forza. Quando vedo che le è sfuggito qualcosa in una condivisione, intervengo subito. In quei momenti, penso a come condividere chiaramente la verità in modo che tutti possano trarne beneficio. Tutti trovano costruttivi questi tipi di riunioni e anch’io ne ottengo qualcosa in cambio. Mi sento libera e col cuore in pace. È proprio come dicono le parole di Dio: “Se riesci a ottemperare alle tue responsabilità, a adempiere ai tuoi obblighi e doveri, a mettere da parte i tuoi desideri egoistici, a mettere da parte i tuoi interessi e motivi, ad avere riguardo per la volontà di Dio e a porre al primo posto i Suoi interessi e quelli della Sua casa, dopo aver vissuto per qualche tempo questo tipo di esperienza, capirai che questo è un buon modo di vivere: è vivere in maniera retta e onesta, senza essere una persona abietta o un buono a nulla, e vivere giustamente e onorevolmente anziché essere gretto o meschino. Ti renderai conto che è così che una persona dovrebbe vivere e agire. Nel tuo cuore, il desiderio di gratificare i tuoi interessi si affievolirà a poco a poco. […]” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”).

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