Un rimedio per l’invidia

di Xunqiu, Cina

Dio Onnipotente dice: “La carne dell’uomo è di Satana, è pervasa da un’indole disobbediente, è deplorevolmente immonda, è qualcosa di impuro. Le persone bramano troppo i piaceri della carne e ci sono troppe manifestazioni della carne; ecco perché Dio disprezza in una certa misura la carne dell’uomo. Quando le persone abbandonano le cose immonde e corrotte di Satana, ottengono la salvezza di Dio. Ma se non si liberano della sozzura e della corruzione, continuano a vivere sotto il dominio di Satana. La connivenza, la falsità e la disonestà delle persone sono tutte cose di Satana. La tua salvezza da parte di Dio significa liberarti da queste cose di Satana. L’opera di Dio non può essere errata ed è interamente svolta al fine di salvare gli esseri umani dalle tenebre. Quando la tua fede avrà raggiunto un certo livello, sarai in grado di liberarti della corruzione della carne e non sarai più incatenato da tale corruzione, non sarai forse stato salvato? Se vivi sotto il dominio di Satana sei incapace di manifestare Dio, sei qualcosa di immondo e non puoi ricevere l’eredità di Dio. Una volta purificato e reso perfetto, sarai santo, sarai una persona normale e sarai benedetto da Dio e a Lui gradito” (“Pratica (2)” in “La Parola appare nella carne”). Attraverso le parole di Dio, ho compreso che lottiamo per invidia l’uno contro l’altro perché siamo stati corrotti da Satana e viviamo secondo la nostra indole satanica ingannevole, egoista e spregevole. Una volta, vivevo in una condizione di invidia, tramando sempre contro gli altri e lottando per fama e profitto. Era un modo doloroso di vivere ma non riuscivo a liberarmene. È grazie al giudizio e al castigo di Dio che sono cambiata un po’, sfuggendo a quel tormento.

Era il giugno del 2017 quando mi hanno nominata capogruppo della Chiesa, assegnandomi ad alcuni luoghi di riunione. Questo dovere mi rendeva felice e sentivo che Dio mi elevava, che dovevo svolgerlo bene per ripagare il Suo amore. Ero molto attiva nella condivisione nelle riunioni seguenti e, se vedevo gli altri in difficoltà o in cattive condizioni, condividevo le parole di Dio per porvi rimedio. Gli altri hanno presto iniziato ad apprezzarmi, dicendo che le mie condivisioni in riunione risolvevano problemi pratici, che ero responsabile nel mio dovere e amorevole verso gli altri. Questo mi faceva davvero piacere.

Poco dopo, ho sentito che sarebbe stato eletto un capo della Chiesa e mi sono detta: “Ormai sono ben vista e dovrei avere qualche chance. Se fossi eletta, i fratelli e sorelle mi ammirerebbero ancora di più”. Dopo una votazione, siamo state nominate io e sorella Yang. Vedendo che lei era in leggero vantaggio, mi sono sentita in pericolo. Mi chiedevo: “Sono responsabile nel dovere e so svolgere lavoro pratico. Come fa ad avere più voti di me?” Poi, però, ho pensato: “Sono solo candidature, non è il voto finale. Ce la posso fare. Ora devo munirmi della verità e aiutare di più gli altri a risolvere i problemi nell’entrata nella vita, così non sfigurerò di fronte a lei e avrò la vittoria in pugno!” Ho pensato a un problema insoluto, sollevato da sorella Wang nell’ultima riunione, e ho preparato in fretta le parole di Dio pertinenti da condividere con lei la volta dopo. Quel giorno, sono arrivata al luogo della riunione ma, appena entrata, ho visto sorella Yang condividere con sorella Wang. Mi sentivo contrariata. Ho pensato: “Ero venuta a condividere per risolvere il suo problema e tu mi hai bruciato in partenza! Ora che ci hai pensato tu, cosa avrò da dimostrare?” Infatti, dopo la sua condivisione, sul viso dell’altra è apparso un sorriso e gli altri annuivano soddisfatti. Non ne ero per niente felice. Ero invidiosa di sorella Yang, pensavo che mi avesse rubato la gloria. Mi dicevo: “Prima che arrivassi tu, tutti volevano sentire la mia condivisione. Invece, ora, ammirano te e ignorano me”. In quel momento, tutti condividevano felici, ma io neanche li ascoltavo e smaniavo per andarmene.

Arrivata a casa, mi sono seduta sul letto, abbattuta, con l’umore sempre più a picco mentre ci rimuginavo. Pensavo: “Di questo passo, me lo scordo di diventare capo. Basta, devo avere più iniziativa nelle condivisioni. Non posso più cederle terreno”. In seguito, ho notato sorella Xiang in ansia per la dura persecuzione del PCC; si sentiva inibita nel suo dovere, così ho subito trovato le parole di Dio da condividere con lei prima della riunione. Il giorno dopo, sono arrivata presto ma, con mia grande sorpresa, sorella Yang era già lì a condividere con sorella Xiang. Disperata, mi sono detta: “Ma come, l’hai fatto di nuovo? Devo vedere che luce emetti nella tua condivisione. È impossibile che non ci siano falle”. Dubbiosa, mi sono seduta accanto a loro per ascoltarla. A quel punto, ho scoperto che condivideva sui percorsi di pratica alla luce delle parole di Dio ma senza indicare perché sorella Xiang fosse debole e negativa. Ho pensato: “Devo approfittarne per condividere quanto ho capito e rimettere sorella Yang al suo posto”. Allora, mi sono affrettata a condividere, dicendo: “Sorella, un percorso di pratica non basta a eliminare una condizione negativa. Dobbiamo anche comprendere la verità di come Dio usi il gran dragone rosso come strumento per perfezionare i Suoi eletti. Solo capendo l’opera di Dio, la Sua onnipotenza e saggezza, si può uscire da una condizione negativa. Leggiamo insieme alcune Sue parole”. Mentre sorella Xiang annuiva, ho guardato l’altra con la coda dell’occhio e l’ho vista seduta da un lato, imbarazzata. Come se avessi vinto una battaglia, ho pensato: “Facendo il confronto, è chiaro chi è davvero efficace nella condivisione. Ho salvato la faccia e si vede che me la cavo”. In seguito, mettevo più impegno nel mio dovere. Appena sentivo di qualcuno in cattive condizioni o in difficoltà, trovavo subito le parole di Dio, prendevo appunti e le condividevo. Mi emozionava vedere gli altri annuire; se, invece, non vedevo reazioni, diventavo ansiosissima. Più ero agitata, meno riuscivo a capire le condizioni altrui o a risolvere i problemi. Inoltre, ero sempre più stanca e pensavo: “Di questo passo, i fratelli e le sorelle vedranno che mi manca la realtà della verità e non mi eleggeranno capo”. Vedere che sorella Yang teneva condivisioni pratiche sulla verità su cui/e che tutti erano d’accordo mi inquietava più di ogni cosa. Così, la mia invidia e il mio rifiuto sono venuti a galla. Ho cominciato a odiarla, evitando perfino di parlarle. Vivevo in una continua lotta per fama e profitto. Era un vero tormento. Non trovavo illuminazione nelle parole di Dio e pregavo senza convinzione. Sentivo di allontanarmi sempre di più da Dio.

In seguito, ho pregato Dio e Gli ho chiesto l’illuminazione per capire la mia indole corrotta e uscire da quella condizione terribile. Solo grazie alle Sue parole, ho compreso un po’ la mia condizione corrotta. Ecco ciò che dicono: “Alcune persone temono sempre che gli altri rubino loro la scena e le superino, ottenendo riconoscimento mentre loro vengono trascurate. Ciò le induce ad attaccare e a escludere gli altri. Questo non è un esempio di invidia verso le persone più capaci di loro? Un simile comportamento non è egoista e spregevole? Che razza di indole è questa? Un’indole malevola! Spinge a pensare solo a se stessi, a soddisfare soltanto i propri desideri, a non mostrare alcuna considerazione per i doveri degli altri e a pensare solo ai propri interessi anziché a quelli della casa di Dio. Le persone di questo tipo hanno una cattiva indole e Dio non prova alcun amore per loro. Se sei davvero capace di rispetto per la volontà di Dio, sarai in grado di trattare equamente gli altri. Se raccomandi qualcuno e quella persona viene educata a un individuo di talento, portando così un altro elemento valido nella casa di Dio, non avrai svolto bene il tuo lavoro? Non sarai stato leale nel compimento del tuo dovere? Questa è una buona azione dinanzi a Dio ed è il tipo di coscienza e di ragionevolezza che gli esseri umani dovrebbero possedere” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). A queste Sue parole, mi sono vergognata e ho ripensato alla mia invidia, alla lotta per fama e profitto. Sin dal primo momento, bruciavo dal desiderio di vincere le elezioni; poi, vedendo sorella Yang prendere più voti di me, l’ho presa come avversaria, gareggiando con lei di nascosto. Vederla risolvere i problemi altrui con la condivisione sulla verità mi ha reso invidiosa. Pensavo che mi avesse oscurato, minando le mie chance di essere eletta. Sotto sotto, mi sono messa contro di lei, cercando il pelo nell’uovo nelle sue condivisioni. La sminuivo velatamente, esaltando me stessa, e smorzavo la sua positività nel dovere. Vedendo che non potevo vincere, le portavo rancore e l’ho perfino ignorata. Nel mio dovere, ho cercato fama e profitto, con invidia. L’ho attaccata ed esclusa. Avevo rivelato solamente un’indole satanica. Ero così egoista, spregevole e malvagia! Basavo la mia vita su questa indole satanica, non solo ferendo gli altri, ma vivendo nell’odio e nel dolore. Mi ricorda Zhou Yu, nel Romanzo dei Tre Regni. È così meschino, sempre invidioso di Zhuge Liang. Poco prima di morire, dice: “Da quando è nato Yu, chi ha bisogno di Liang?” Alla fine, muore per rabbia. In fondo anch’io ero così: invidiosa e in lotta per il prestigio; non solo era uno scoglio al mio ingresso nella vita, ma anche un danno agli altri. Non avevo alcuna umanità. Era disgustoso e odioso verso Dio. In effetti, Dio mi ha affiancato a qualcuno di levatura maggiore per farmi imparare dai suoi pregi, migliorando i miei difetti. Ma io ho solo combattuto e fatto confronti. Alla fine, non ho guadagnato nulla e soffrivo terribilmente. Sono stata una sciocca. Inoltre, nella casa di Dio, regna la verità ed esistono princìpi per scegliere i capi. Come minimo, sono persone di buona umanità che sanno accettare e praticare la verità, invece, io ero sempre invidiosa, in lotta per fama e profitto, senza vivere alcuna umanità. Dunque, ero indegna di essere capo. Dovevo smettere di combattere, praticando la verità e vivendo secondo le parole di Dio. Questa era la retta via. Comprese queste cose, mi sono sentita sollevata.

Il giorno delle elezioni, ho pregato così: “Oh, Dio! Qualunque sia il risultato, sono disposta a obbedirTi e voterò secondo coscienza”. Però, giunto il momento, ho esitato di nuovo. Ho pensato: “Se voto per sorella Yang e alla fine viene eletta lei, come mi vedranno gli altri? Diranno di certo che non sono al suo livello”. Allora, ho pensato a queste parole di Dio: “Devi imparare a lasciar andare e accantonare queste cose, a raccomandare altri, e a consentire loro di spiccare. Non lottare o affrettarti a trarre vantaggio non appena ti si presenta un’occasione per metterti in mostra o per ottenere la gloria. Devi imparare a tirarti indietro, ma non devi ritardare il compimento del tuo dovere. Sii una persona che lavora in un tranquillo anonimato e non si mette in mostra davanti agli altri mentre assolve al proprio dovere. Più lasci andare e accantoni, più diventerai sereno e più spazio si aprirà nel tuo cuore, e più migliorerà il tuo stato” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Poi, mi sono detta: “Devo praticare le parole di Dio. Basta vivere per la fama e il prestigio!” Ho pensato a sorella Yang, di buona levatura e concreta nella condivisione, e al fatto che averla come capo avrebbe giovato alla Chiesa ma anche all’ingresso nella vita dei fratelli e sorelle. Dovevo praticare la verità e sostenere gli interessi della Chiesa. Così, ho votato per lei. Alla fine, è stata eletta lei e io l’ho accettato con calma e serenità. Finalmente, ero riuscita a praticare la verità. Sia ringraziato Dio!

Poi, nell’aprile del 2018, sono stata eletta capo della Chiesa e collaboravo con i fratelli responsabili del lavoro della Chiesa. All’inizio, ci confrontavamo su ogni aspetto e tutto filava liscio. Ma, dopo un po’, ho notato che sorella Li, responsabile della scrittura, era di buona levatura e imparava presto. Per gli altri, le sue condivisioni erano illuminanti ed edificanti. Io l’ammiravo molto ma ne ero un po’ invidiosa. Ho cercato di farmi coinvolgere in lavori di sua spettanza, per potenziare le abilità concrete e teoriche e tenerle testa. Un giorno, mi è arrivata una lettera dal capo: cercavano qualcuno per una mansione in un’altra Chiesa e voleva sapere se sorella Li fosse adatta. Mi chiedeva di raccogliere giudizi su di lei. La mia invidia è esplosa subito e mi sono detta: “Vogliono formarla. È di buona levatura e apprende rapidamente, ma è credente da poco e il suo ingresso nella vita è superficiale. In cosa sono inferiore a lei? Perché non mandare me? Se le assegniamo questa mansione, come mi vedranno gli altri? Di sicuro diranno che è meglio di me”. Questi pensieri mi mettevano sempre più a disagio e, quando l’ho rivista, quasi l’ho ignorata. Si sentiva inibita dal mio comportamento e non ha più discusso con me come faceva prima. Qualche giorno dopo, ho ricevuto i giudizi degli altri su sorella Li: ero proprio invidiosa, perché erano tutti positivi, addirittura meglio di quelli dati a me. Ero un capo, ma valevo meno di una collaboratrice. Che imbarazzo! A pensarci, mi sentivo sempre più a disagio. Ho commentato con un’altra sorella: “Ma che giudizio sballato! Non hai alcun discernimento. Sorella Li è migliorata, ma il suo ingresso nella vita è superficiale. L’hai fatta sembrare così brava ma, se ritarda il lavoro di un’altra Chiesa perché non sa lavorare in modo pratico, sarebbe una malvagità da parte tua!” Quelle parole l’hanno spaventata un po’. Secondo lei, il giudizio si basava su circostanze reali, ma non aveva considerato il quadro generale e ci avrebbe ripensato. Pur avendo raggiunto i miei scopi, non ero affatto felice. Soprattutto nel vedere sorella Li, avevo i rimorsi di coscienza e mi sentivo in colpa. Avevo fatto qualcosa di brutto, di vergognoso e non osavo guardarla negli occhi. Vedendomi un po’ giù, mi ha chiesto, preccupata: “C’è qualcosa che non va?” A quelle parole, mi sono sentita ancora più in colpa. Ho balbettato un “s… sì”, sono corsa in un’altra stanza e, in ginocchio, ho pregato: “Oh, Dio, sono così irragionevole. Ho provato invidia per sorella Li vedendo i giudizi altrui e le ho persino messo i bastoni fra le ruote. Dio, lo so che detesti queste cose ma sono prigioniera della mia indole corrotta. È più forte di me. Dio, Ti prego, illuminami per conoscere davvero me stessa e non vivere più secondo questa indole corrotta”. Dopo la preghiera, con il cuore più calmo, ho acceso il computer e ho letto due passi delle parole di Dio.

Dio dice: “Se vedono qualcuno che è migliore di loro, gli tarpano le ali, mettono in giro voci sul suo conto oppure ricorrono a mezzi privi di scrupoli affinché gli altri non lo ammirino e nessuno sia migliore di chiunque altro; questa è, dunque, l’indole corrotta dell’arroganza e della presunzione, oltre che della disonestà, della falsità e dell’insidiosità, e queste persone non si fermano davanti a nulla pur di raggiungere i loro scopi. Vivono così, eppure pensano ugualmente di essere grandi e di essere brave persone. Ma hanno cuori timorosi di Dio? Anzitutto, per parlare dal punto di vista della natura di tali questioni, coloro che si comportano così non fanno semplicemente ciò che vogliono? Considerano gli interessi della famiglia di Dio? Pensano soltanto ai propri sentimenti e vogliono unicamente raggiungere i propri scopi, qualunque sia la perdita subita dal lavoro della famiglia di Dio. Le persone di questo tipo non sono solo arroganti e presuntuose, ma anche egoiste e spregevoli; sono totalmente irriguardose della intenzione di Dio e, senza ombra di dubbio, non possiedono cuori timorosi di Dio. È per questo che fanno qualunque cosa vogliano e che agiscono immotivatamente, senza alcun senso di colpa, senza alcuna trepidazione, apprensione o preoccupazione, e senza considerare le conseguenze. Non temono Dio, si ritengono persone della massima importanza e reputano ogni aspetto di sé più nobile di Dio e della verità. Nei loro cuori, Egli è il meno degno di nota, il più insignificante, e non gode di alcun prestigio. Quanti non hanno posto per Dio nel proprio cuore e non Lo riveriscono hanno avuto accesso alla verità? (No.) Perciò che cosa fanno quando, come al solito, vanno in giro allegramente tenendosi impegnati e mettendoci parecchia energia? Tali persone sostengono perfino di aver abbandonato tutto per spendersi per Dio e di aver sofferto molto, ma, a dire il vero, arrecare beneficio a se stessi è la motivazione, il principio e l’obiettivo di tutte le loro azioni; essi stanno solo cercando di proteggere tutti i loro interessi. Direste o no che persone di questo tipo sono terribili? Che tipo di persona, secondo voi, è una che non riverisce Dio? È arrogante? È Satana? Che tipo di cose sono quelle che non riveriscono Dio? Tranne gli animali, tutti quelli che non riveriscono Dio includono i demoni, Satana, l’arcangelo e quanti combattono Dio” (“Le cinque condizioni che le persone hanno prima di imboccare la retta via della fede in Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). “L’indole corrotta dell’uomo deriva dal fatto che Satana lo ha avvelenato e calpestato, dai danni ingenti che Satana ha inflitto al suo pensiero, moralità, comprensione e ragione. È appunto perché queste realtà fondamentali dell’uomo sono state corrotte da Satana, e sono totalmente diverse da come Dio le aveva create in origine, che l’uomo si oppone a Dio e non comprende la verità” (“Avere un’indole immutata è essere ostili a Dio” in “La Parola appare nella carne”).

Ero così sconvolta e turbata dalle parole di Dio. Non aveva rivelato proprio la mia condizione? Quando il capo ha deciso di coltivare sorella Li, ero invidiosa e prevenuta; l’ho danneggiata e giudicata in modi spregevoli. Le ho escogitate tutte per escluderla da quel dovere, senza considerare affatto gli interessi della Chiesa. Non mi sono fatta scrupoli. Sono stata arrogante, arbitraria e irriverente verso Dio. Egli desidera persone rispettose della Sua volontà e che sappiano cooperare. Ma io sapevo… Sapevo che sorella Li era di buona levatura e ricercava solo la verità e che, con un po’ di formazione, il suo ingresso nella vita e le sue capacità sarebbero migliorati, giovando al lavoro della Chiesa. Però, io l’ho ostacolata per proteggere la mia fama e il mio prestigio, usando perfino mezzi subdoli per impedirle di ottenere quel dovere. Inconsciamente, ero diventata il tirapiedi di Satana e turbavo il lavoro della Chiesa. Mi sarei presa a schiaffi. Sapevo che l’invidia è un’indole satanica e si oppone alla volontà di Dio, ma non avrei mai pensato di ricorrere ad atti così disumani, di turbare il lavoro della Chiesa, commettere il male e resistere a Dio. Ho ricordato le parole di Dio: “L’indole corrotta dell’uomo deriva dal fatto che Satana lo ha avvelenato”. Ho pensato alla mia invidia, a quando non sopportavo di vedermi superata. I miei pensieri e le prospettive erano stati stravolti dai veleni di Satana come “Ognuno per sé e che gli altri si arrangino”, “Io sono il mio signore in cielo e in terra” e “Ci può essere solo un maschio alfa”. Questi veleni mi portavano a combattere per arrivare sempre in prima linea, convinta di dover dominare gli altri e, se incontravo uno più capace di me, non lo trattavo con equità. Ero invidiosa e parziale; vedevo gli altri come una spina nel fianco. Ero invidiosa, chiusa e ostile verso chi, intorno a me, perseguiva la verità, addirittura mettendo loro i bastoni fra le ruote. Non avevo alcuna umanità! Ho sempre voluto sopraffare gli altri schiacciandoli, combattere e vincere, senza arrendermi mai. Era tutta ostentazione. Non ero forse un Satana vivente? Solo allora, ho capito che quei veleni satanici e le leggi di sopravvivenza erano diventati la mia natura. Ci basavo la mia vita ed ero sempre più egoista, arrogante e malvagia. Se non mi fossi pentita subito dinanzi a Dio, sapevo che mi avrebbe odiata ed eliminata. A quel pensiero, mi sono spaventata. Mi sono precipitata a pregare Dio, dicendoGli che volevo pentirmi, che avrei tentato di praticare la verità, senza più vivere secondo quei veleni satanici.

Qualche giorno dopo, ho ricevuto una lettera dal capo: diceva che, nel complesso, sorella Li sembrava adatta al lavoro nell’altra Chiesa. Leggendola, ho sentito qualcosa muoversi dentro ma ho riconosciuto subito l’invidia che mi manipolava ancora. Senza indugio, ho pregato Dio, disposta a rinunciare a me stessa. Dopo la preghiera, ho letto altri due passi tratti dalle Sue parole. Dio dice: “Quando ti riveli egoista e ignobile e ne sei ormai cosciente, dovresti ricercare la verità chiedendoti: ‘Che cosa devo fare per conformarmi alla volontà di Dio? Come dovrei agire in modo vantaggioso per tutti?’ Ossia devi cominciare col mettere da parte i tuoi interessi, abbandonandoli gradatamente secondo la tua levatura, un po’ per volta. Quando avrai fatto questa esperienza alcune volte, li avrai messi da parte del tutto e, così facendo, ti sentirai sempre più risoluto. Più metti da parte i tuoi interessi, più percepirai che, in quanto essere umano, dovresti essere dotato di coscienza e ragione. Percepirai che, senza motivazioni egoiste, sei una persona retta e onesta, e fai le cose esclusivamente per compiacere Dio. Percepirai che un tale comportamento ti rende degno di essere definito ‘umano’ e che, vivendo sulla terra in questo modo, sei schietto e sincero, sei una persona autentica, hai la coscienza pulita e sei degno di tutte le cose che Dio ti ha donato. Più vivi in questa maniera, più ti sentirai risoluto e radioso. In tal modo, non avrai forse intrapreso la retta via?” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). “Se sei davvero capace di rispetto per la volontà di Dio, sarai in grado di trattare equamente gli altri. Se raccomandi qualcuno e quella persona viene educata a un individuo di talento, portando così un altro elemento valido nella casa di Dio, non avrai svolto bene il tuo lavoro? Non sarai stato leale nel compimento del tuo dovere? Questa è una buona azione dinanzi a Dio ed è il tipo di coscienza e di ragionevolezza che gli esseri umani dovrebbero possedere” (“Puoi ottenere la verità dopo aver consegnato il tuo vero cuore a Dio” in “Registrazione dei discorsi di Cristo”). Le parole di Dio indicavano un chiaro percorso di pratica. Devo rinunciare ai miei interessi e pensare a quelli della casa di Dio. Se uno è migliore di me in un certo ambito, lo devo raccomandare: chi ha talento potrà metterlo a frutto nella casa di Dio, partecipando alla diffusione del Vangelo del Regno. Solo questo significa essere dotati di umanità e rispettare la volontà di Dio, sostenendo gli interessi della Sua casa. Così, otteniamo l’approvazione di Dio e questa è una buona azione. Sono andata a trovare sorella Li la sera stessa e le ho chiesto se voleva andare a svolgere quel dovere. Lei si è detta disposta a farlo, ma temeva di non essere all’altezza perché credeva da poco e la sua statura era bassa. Visto che era in ansia, ho tenuto una condivisione sulla volontà di Dio; l’ho incoraggiata ad affidarsi e a rivolgersi a Lui, ricercando prima di tutto i princìpi della verità nel suo dovere. Qualche giorno dopo, è partita. Ero davvero felice e sentivo che praticare la verità, senza perseguire fama e prestigio, era il solo modo di vivere con integrità e dignità. Sentivo una tale pace.

Quando vivevo secondo la mia indole corrotta, sempre invidiosa e in lotta per fama e prestigio, corrotta e abbindolata da Satana, soffrivo davvero. Per smascherarmi e salvarmi, Dio ha predisposto persone, cose, eventi e situazioni. Con le Sue parole, mi ha messo a nudo e giudicato, irrigato e sostenuto e finalmente ho riconosciuto la mia natura satanica arrogante, egoista e spregevole, vedendo la natura e le conseguenze dell’invidia e della lotta per fama e profitto. Solo allora, ho praticato un po’ di verità, acquisendo in parte coscienza e ragionevolezza.

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